Recensione a Intermezzi pubblicata su Pride n° 84 giugno 2006
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“Gli intermezzi sono pause
di esitazione e riflessione prima di una scelta importante, una svolta,
che a ben guardare già ne covano i semi.” Così il poco più che
trentenne Davide Zamberlan introduce il volume a fumetti che raccoglie
alcune delle sue migliori (brevi) storie a fumetti, spiegandone il titolo.
Che ritengo più che azzeccato, non solo perché nelle sue storie sembra
davvero di vivere insieme ai suoi personaggi momenti di sospensione tra
passato prossimo e futuro incerto. È come se tirassimo il fiato insieme a
loro e al loro autore, aspettando con trepidazione quel che accade dopo, e
che ci viene appena accennato e suggerito, con pudore, lasciando spazio
all’immaginazione del lettore. Tutto questo in storie minimaliste di
pochissime pagine (la più breve ne ha quattro), però intense e meditate,
costruite, dal tratto pulito, morbido, che distilla con sapienza emozioni
trattenute, soppesate, prima digerite e poi elargite con prudenza. Succede
anche in Mio bel capitano, dove due ragazze scoprono di piacersi e forse
amarsi, complici Venezia e il grande fumettista Attilio Micheluzzi,
autore della magnifica Petra Cherìe, omaggiata in modo mirabile
dal bravo Zamberlan.
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